Gruppo 1, trent’anni dopo
Memoria, sentimenti e ragioni di una esperienza.
E’ il 30 novembre 1998: siamo alla Galleria Comunale D’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, spazio rilevato dall’ex Fabbrica della Società Birra Peroni, ristrutturato a partire dal 1996, che poi prenderà il nome di MACRO (Museo d’Arte Contemporanea di Roma).
Nella foto (da sinistra): Nicola Carrino, Achille Pace, Gastone Biggi, Giuseppe Uncini, Pasquale Santoro, Nato Frascà. Si reincontra quel gruppo di giovani artisti che nel 1962 aveva costituito il Gruppo 1.
L’occasione è data dalla presentazione del catalogo della mostra Gruppo Uno 1962-1967. Gli anni ’60 a Roma, tenuta alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Termoli, dal 22 luglio al 31 agosto 1998.
Il bel catalogo, a cura di Luciano Caramel e Patrizia Ferri, ripercorre, storicizza, puntualizza e definisce storicamente e criticamente l’esperienza del Gruppo, in quella fase di cambiamenti radicali, “segnata da un’accelerazione tutta particolare, che provocava mutamenti e di scenario velocissimi e sostanziali”, che caratterizzano i primissimi anni sessanta, ma che già si erano affacciati potentemente in alcune opere della fine degli anni cinquanta.
C’è una sensazione di inquietudine e di dover porsi interrogativi e possibili categorie interpretative sugli sviluppi artistici, sul senso dell’arte, della critica, sui supporti filosofici di una estetica che ha sensibilmente allargato i propri orizzonti.
Nel 1961 all’interno dell’annuale «Almanacco Letterario Bompiani» (stampato nel novembre 1960) gli artisti Fabio Mauri e Achille Perilli curano, sotto il titolo Morte della pittura? una inchiesta, cui rispondono una cinquantina di intellettuali, sulla base della domanda: “Negli ultimi dieci anni la pittura ha subito delle modifiche sostanziali. Questa modificazione porta, secondo lei, alla morte della pittura o a una nuova forma di linguaggio?”.
Nel giugno dello stesso anno il n. 6 della rivista diretta da Luciano Anceschi «Il Verri» (“rivista di letteratura”) è dedicato a L’informale, con impegnative relazioni aperte da Giulio Carlo Argan (con il poi celebre Salvezza e caduta dell’arte moderna), da Renato Barilli, Enrico Crispolti (Ipotesi attuali) e Umberto Eco (L’Informale come opera aperta).
Due anni più tardi, nel 1963 sempre «Il Verri», dedica un altro numero speciale, il 12, intitolato Dopo l’Informale, aperto da Gillo Dorfles, Maurizio Calvesi ed Emilio Tadini.
Ebbene, nello spazio tra queste importanti occasioni di riflessione, nasce il Gruppo 1, rappresentando, una “terza via”, dice Caramel – anche riferendosi ad uno scritto di Argan del novembre del ’64 – altra rispetto alle contrapposte “poetiche estreme della Gestalt e della Pop Art”.
“Roma” – scrive Giorgio de Marchis – “pareva una città straordinaria: uno scintillio di idee […] non solo nelle arti visive, ma nella letteratura, nel teatro, nel cinema, nella musica. Si faceva, si discuteva, si litigava, si correva quotidianamente qua e là per vedere che cosa c’era di nuovo. E la critica d’arte, a Roma, impazzava”.
Critici affermati visitano gli studi dei giovani pittori e ne danno conto, come testimoniano la serie di articoli di Marisa Volpi su «Avanti!» nel 1961 “Visite negli studi dei giovani pittori romani”, dedicando l’ultima puntata ai “giovani dell’ultima generazione”, tra cui Santoro, Tano Festa, Franco Angeli, Francesco Lo Savio.
Gli interventi di Caramel e Ferri rendono chiarezza sugli ambiti in cui si svolgono le ricerche del Gruppo, sulle posizioni allora assunte, nonché sulle “declinazioni” (o, se si vuole sulle “poetiche”) che ciascun artista presentò e sviluppò, all’interno di una costante, impegnativa, incessante verifica collettiva; faticosa, anche, come testimonia il variare del numero dei componenti, che dal 1965 al 1967 troverà stabilità nella formazione Carrino-Frascà-Uncini.
riferiti alle “forme”:
Biggi: “continuo, puntiforme e cartesiano” – Carrino: “volumi minimali”
Frascà: “strutturazioni inquiete” – Pace: “itinerario poetico”
Santoro: “verticalità fibrillante e inquieta” – Uncini: “spazio architettonico e silenzioso”
riferiti allo “spazio”:
Biggi: “luminoso e nascente” – Carrino: “immagine-spazio di una materia cristallizzata”
Frascà: “individuazione di uno spazio simbolico” – Pace: “infinito e struggente”
Santoro: “ritmico e mutante” – Uncini: “interiore e sostanziale”
Alcuni diranno molto, altri meno.
Ma dal punto di vista personale – la cui foto è testimonianza – è il reincontrarsi (e quella sarà l’ultima): con gli anni passati, le esperienze vissute, i percorsi, le certezze (e i dubbi, forse?) da allora.
E i sorrisi, alcuni accennati, altri più aperti, sono belli; ognuno nella propria individualità, ma, ancora, insieme.
Diramazioni, in itinere
… una rivista inviata da Carrino all’Archivio nel 2017
… story board: Gruppo 1 (come in una pellicola)
… “Sei pittori romani”: testo di Argan, mostra Galleria Quadrante Firenze 1963
